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CTO vs CIO vs VP of Engineering: chi fa cosa e quale serve alla vostra azienda

Mohamed Deramchi
Scritto daMohamed DeramchiFondatore & CEO di WWG
Pubblicato
Tempo di lettura15 min di lettura
CTO vs CIO vs VP of Engineering: chi fa cosa e quale serve alla vostra azienda

In sintesi. I tre titoli vengono spesso usati come sinonimi, e in molte aziende italiane una sola persona li ricopre tutti e tre. In realtà rispondono a domande diverse. Il CIO risponde dei sistemi informativi su cui l’azienda lavora: ERP, reti, dati, sicurezza, fornitori. Il CTO risponde della tecnologia che l’azienda sviluppa o vende, e della correttezza delle scelte tecniche che la sostengono. Il VP of Engineering risponde del team che la costruisce: assunzioni, processi, consegne. In questa guida spieghiamo ogni ruolo partendo dalle definizioni europee ufficiali, dove esistono, vediamo quanto costano queste figure in Italia e vi aiutiamo a capire quale serve davvero alla vostra azienda. Per molte PMI tradizionali assumere a tempo pieno un CTO, un CIO o un VP of Engineering può non essere necessario. Quello che conta è che le decisioni tecnologiche di cui l’azienda ha bisogno abbiano un responsabile chiaro.

Perché i titoli si confondono

Anche le classificazioni ufficiali tracciano un confine sfumato. ESCO, la classificazione europea delle professioni curata dalla Commissione europea, non è uno standard organizzativo: è l’elenco di riferimento dell’UE per professioni e qualifiche. Nella versione inglese indica «IT director» come titolo alternativo sia per il chief technology officer sia per il chief information officer; nella versione italiana la scheda del CTO, chiamato «direttore dei servizi tecnologici», include tra le alternative anche «responsabile IT». I profili professionali europei ICT (CWA 16458-1:2018), il riferimento del CEN per 30 ruoli ICT, contengono un profilo per il CIO ma nessuno per il CTO né per la gestione dei team di sviluppo. La relativa guida all’uso collega la professione ESCO «chief technology officer» al profilo del CIO. Questo non significa che CTO e VP of Engineering non siano ruoli distinti. Significa che questi riferimenti non sono nati per tracciare il confine tra loro, e che proprio la sovrapposizione dei titoli è un buon motivo per guardare oltre il nome e definire le responsabilità per iscritto.

Non esiste quindi una definizione giuridica o normativa che chiuda la questione, e i titoli cambiano da un’azienda all’altra. Esiste però una divisione pratica abbastanza stabile, confermata dalle definizioni che seguono: un ruolo si occupa dei sistemi che l’azienda usa, uno della tecnologia che l’azienda produce, uno delle persone che la producono.

Il CIO: i sistemi su cui l’azienda lavora

Secondo ESCO, i direttori dei sistemi informatici (chief information officer) «definiscono e attuano la strategia e la governance delle TIC». Stabiliscono le risorse necessarie, anticipano l’evoluzione del mercato ICT e delle esigenze aziendali, contribuiscono al piano strategico e garantiscono che l’infrastruttura ICT sostenga l’operatività. Il profilo europeo aggiunge il lato operativo: il CIO assicura affidabilità, riservatezza, sicurezza e integrità dei sistemi informativi, gestisce contratti e rapporti con i fornitori ICT e viene misurato sul valore aggiunto, sull’efficienza e sull’efficacia complessive del sistema informativo.

In pratica, il mondo del CIO è interno: ERP e CRM, rete, posta e dispositivi, dati e backup, licenze e contratti con i fornitori, politica di sicurezza informatica. In un’azienda manifatturiera che vende tramite distributori, è quasi tutta la tecnologia che c’è. Nelle PMI italiane questo ruolo si chiama spesso Responsabile Sistemi Informativi o Direttore IT.

È un ruolo sempre più di business. Nello State of the CIO 2026 di Foundry, un’indagine globale su 662 responsabili IT e 249 manager di linea, il 40% dei responsabili IT intervistati riporta direttamente al CEO, contro il 48% dell’anno precedente; in area EMEA la quota è del 44%. L’82% dei responsabili IT dichiara di avere il compito di studiare e valutare possibili soluzioni di intelligenza artificiale da aggiungere allo stack tecnologico. La prima priorità che i CEO assegnano ai responsabili IT è studiare e introdurre prodotti e progetti di IA, indicata dal 27%, seguita dal rafforzamento della sicurezza IT e dei dati, indicato dal 25%.

Il CTO: la tecnologia che l’azienda sviluppa

ESCO descrive i direttori dei servizi tecnologici (chief technology officer) come figure che «contribuiscono alla visione tecnica di un’azienda e gestiscono tutti gli aspetti dello sviluppo tecnologico», in linea con la strategia e gli obiettivi di crescita, conciliando tecnologia ed esigenze commerciali. La parola chiave è sviluppo. Il CTO conta quando il software fa parte di ciò che l’azienda vende o del modo in cui compete: un prodotto digitale, un portale clienti, una piattaforma, un sistema su misura che dà un vantaggio. Nelle aziende manifatturiere italiane è facile confondere il CTO con il direttore tecnico o con il responsabile dell’ufficio tecnico. Queste figure guidano tradizionalmente la progettazione del prodotto, i disegni e la tecnologia di produzione, non il software.

Il ruolo assume forme diverse. Werner Vogels, CTO di Amazon, ne descriveva quattro nel 2007: il responsabile dell’infrastruttura, che gestisce l’IT dove la tecnologia è una funzione di supporto; il visionario tecnologico e responsabile operativo, spesso cofondatore, che decide come la tecnologia serve la strategia e poi la costruisce e la gestisce; il tecnologo rivolto all’esterno, che fa da ponte tra clienti e sviluppo; il grande pensatore, che cerca nuovi modelli di business e supervisiona ricerca e standard architetturali. Il primo tipo è vicino a quello che in questa guida chiamiamo CIO. Gli altri tre sono ciò che oggi si intende di solito per CTO.

Il prodotto principale del lavoro di un CTO sono le decisioni: architettura, stack tecnologico, sviluppare o comprare, di quali fornitori fidarsi, quando riscrivere o fare refactoring di un sistema. Un buon CTO sa spiegare queste decisioni, con i loro costi e rischi, a un consiglio di amministrazione che non è tecnico.

Il VP of Engineering: il team che la costruisce

Per il VP of Engineering non esistono né una professione ESCO né un profilo europeo, quindi le descrizioni migliori vengono dalla pratica. Il venture capitalist Fred Wilson riassumeva così la divisione nel 2011: il CTO si assicura che l’approccio tecnico sia quello giusto, il VP of Engineering che il team sia quello giusto. Nella sua descrizione il VP of Engineering è prima di tutto un manager e un costruttore di squadre, che sa assumere, comunica con chiarezza e rimuove ciò che blocca l’organizzazione tecnica. Il CTO è idealmente il tecnologo più forte dell’azienda. Wilson osserva che raramente la stessa persona eccelle in entrambi i ruoli, perché richiedono competenze diverse e un uso diverso del tempo.

Brad Feld, un altro investitore, scriveva nel 2007 che nelle startup una sola persona copre spesso entrambi i ruoli finché l’azienda non arriva a circa 20 persone, e che a quel punto andrebbero separati. Il VP of Engineering presidia processi e consegne; il CTO la visione tecnica, i prototipi e la capacità di spiegare la tecnologia fuori dal team. Entrambi gli autori parlano di startup, e le loro sono regole empiriche classiche, non standard. Non esiste una soglia di organico universale oltre la quale i due ruoli vanno divisi. Contano di più le dimensioni del team di sviluppo, la complessità dell’organizzazione e quanto tempo richiede la gestione delle persone rispetto alla strategia tecnica. Anche i titoli cambiano: in molte aziende europee lo stesso ruolo si chiama Head of Engineering o Engineering Director.

I tre ruoli a confronto

CIO CTO VP of Engineering
Domanda principale I nostri sistemi supportano il business in modo sicuro ed efficiente? La nostra tecnologia è quella giusta per costruire, vendere e competere? Il team consegna, ed è il team giusto?
Decisioni tipiche Quale ERP e quali fornitori? Quale politica di sicurezza? Quanto investire in infrastruttura? Quale architettura? Quale stack tecnologico? Cosa sviluppare, comprare o modernizzare? Quali rischi tecnici accettare? Come organizzare lo sviluppo? Come assumere e far crescere gli sviluppatori? Come rendere i rilasci prevedibili? Come migliorare le consegne?
Ambito Sistemi interni, dati, infrastruttura, fornitori Tecnologia di prodotto, architettura, strategia tecnica Persone, assunzioni, processi, consegne
Risultato tipico Strategia e governance ICT, budget, contratti con i fornitori, politica di sicurezza Roadmap tecnica, decisioni su architettura e stack, scelte tra sviluppare e comprare Piano di assunzioni, processo di sviluppo, cadenza dei rilasci, struttura del team
Si misura su Valore, efficienza ed efficacia del sistema informativo Tenuta delle scelte tecnologiche quando l’azienda cresce Affidabilità delle consegne e capacità di trattenere le persone
Fonte della definizione ESCO e profilo europeo ICT (CWA 16458) ESCO; nessun profilo europeo Solo la pratica (Wilson, Feld)

La tabella è una nostra sintesi delle fonti citate. Dove una cella va oltre, riflette la prassi più diffusa e non una definizione formale.

E il CISO?

Accanto a questi tre compare sempre più spesso un quarto titolo. ESCO descrive il responsabile della sicurezza delle infrastrutture TIC (chief information security officer, CISO) come la figura incaricata di proteggere le informazioni dell’azienda e dei dipendenti dall’accesso non autorizzato, che definisce la politica di sicurezza del sistema informativo e ne gestisce l’applicazione. I modelli organizzativi variano. Alcune aziende hanno un CISO dedicato; in altre il ruolo lo copre il CIO, e Foundry rileva che in media i CIO ricoprono 1,6 posizioni, tra cui titoli come CISO e chief AI officer. Nella pratica il lavoro sulla sicurezza è spesso condiviso: il CISO o un altro professionista designato presidia politiche e rischi, il CIO la sicurezza di infrastruttura e operatività, il CTO quella del prodotto e della sua architettura.

Per le aziende italiane soggette alla NIS2 la questione conta, ma non sposta la responsabilità finale. Per i soggetti essenziali e importanti, l’articolo 23 del decreto legislativo 138/2024 stabilisce che gli organi di amministrazione e direttivi approvano le misure di sicurezza, ne sovrintendono l’attuazione e sono responsabili delle violazioni. CISO, CIO o CTO eseguono; il vertice resta responsabile. Cosa significa per il software datato lo spieghiamo nella guida su NIS2 e software legacy.

Di quale ruolo ha bisogno una PMI italiana?

Partiamo dai numeri. Secondo Eurostat, nel 2024 solo il 7,9% delle imprese italiane con 10-49 addetti impiegava almeno uno specialista ICT, contro il 14,0% della media UE. Tra le imprese con 50-249 addetti la quota era del 38,8% (UE 43,0%), tra quelle con 250 addetti e oltre del 74,6% (UE 78,4%). Nello stesso anno solo il 3,0% di tutte le imprese italiane con 10-49 addetti ha assunto o cercato di assumere uno specialista ICT. Più di nove piccole imprese italiane su dieci non hanno uno specialista ICT interno. Molte si affidano a fornitori esterni, e proprio per questo è ancora più importante che qualcuno sia chiaramente responsabile delle decisioni tecnologiche.

Le responsabilità, infatti, non spariscono. Qualcuno deve comunque decidere quale ERP comprare, a quale agenzia affidare il portale clienti e se il vecchio sistema può restare. La domanda utile non è quale titolo assumere, ma quale responsabilità vi manca. Tre situazioni coprono la maggior parte dei casi.

  1. Usate software ma non lo sviluppate. La vostra tecnologia è l’ERP, i sistemi d’ufficio, la rete, un sito web, qualche servizio cloud. Vi serve una responsabilità di tipo CIO: qualcuno che mantenga i sistemi affidabili e sicuri, gestisca i fornitori e pianifichi la spesa. In molte PMI è un responsabile IT supportato da fornitori esterni, non un ruolo da dirigente.
  2. Il software fa parte del vostro prodotto o del vostro vantaggio competitivo. Vendete un servizio digitale, gestite un portale per clienti o partner, oppure commissionate sistemi su misura a più fornitori. Vi serve una responsabilità di tipo CTO: qualcuno che prenda e difenda le decisioni tecniche. Se queste decisioni non bastano a riempire un lavoro a tempo pieno, un fractional CTO copre il ruolo per alcuni giorni al mese.
  3. Avete un team di sviluppo interno che cresce. Quando il team è abbastanza grande da assorbire con consegne, assunzioni e processi gran parte del tempo della persona più senior, quel lavoro diventa un ruolo a sé: VP of Engineering o Head of Engineering. Non c’è un numero fisso di persone per questo passaggio. Fino ad allora bastano di solito un tech lead più un CTO, oppure un team esterno in team augmentation.

Le situazioni possono sovrapporsi, e per un periodo una persona può coprire due ruoli. Il rischio è assumere per il ruolo sbagliato: un ottimo engineering manager non sistemerà la strategia sui fornitori, e un CTO visionario non vorrà occuparsi di backup e rinnovi delle licenze.

Quanto costano questi ruoli in Italia

Gli Studi di retribuzione 2026 di Michael Page (PDF, pagine 22 e 23) riportano queste fasce in euro. Si tratta di retribuzione annua lorda (RAL); il bonus è indicato a parte, in percentuale.

Ruolo nello studio Meno di 5 anni 5-10 anni Oltre 10 anni Bonus
CTO (Software Development & ERP) 60.000-80.000 80.000-100.000 oltre 100.000 10-30%
IT Director (IT Governance & Change Management) non indicato 60.000-100.000 oltre 100.000 10-30%
CISO (Security & GDPR) 70.000-80.000 80.000-100.000 oltre 100.000 0-20%

Sono valori indicativi, non equivalenti esatti di ciascun ruolo dirigenziale. Lo studio non ha una riga dedicata al CIO, quindi la fascia dell’IT Director va letta come riferimento approssimativo, e non riporta alcun dato per il VP of Engineering. La retribuzione effettiva dipende da dimensioni dell’azienda, area geografica, responsabilità e settore. La RAL, poi, non è il costo aziendale: vanno aggiunti contributi previdenziali e assicurativi, l’accantonamento del TFR, gli eventuali benefit e, se la figura è inquadrata come dirigente, le condizioni del relativo contratto collettivo. A questo si sommano i costi di selezione e i mesi necessari a trovare un profilo senior. Per un’azienda che ha bisogno di decisioni da CTO qualche giorno al mese e non tutti i giorni, una formula frazionata si paga in base ai giorni concordati; la nostra guida al fractional CTO riporta le tariffe di mercato con le fonti.

Un esempio: chi si occupa di cosa in un’azienda manifatturiera di 80 persone

Prendiamo un’azienda ipotetica (non un cliente WWG) di 80 dipendenti che produce componenti industriali. Usa un ERP di un fornitore software, una rete e alcuni servizi cloud. Due anni fa ha commissionato a un’agenzia esterna un portale B2B per i distributori, e ora il portale deve dialogare con l’ERP in tempo reale.

Le responsabilità di tipo CIO sono chiare: contratto dell’ERP, backup, diritti di accesso, rete, gestione dei fornitori e, se l’azienda rientra nella NIS2, le misure di sicurezza di base. Se ne può occupare un responsabile IT interno. Le responsabilità di tipo CTO riguardano il portale: la sua architettura, l’integrazione con l’ERP, la congruità delle stime dell’agenzia, cosa sviluppare dopo e se tenere l’agenzia. Oggi in azienda nessuno se ne occupa, e le conseguenze sono note. L’integrazione è «quasi finita» da sei mesi. L’agenzia rivede la stima ogni poche settimane. Nessuno all’interno sa dire se il problema sia l’architettura, le interfacce dell’ERP o il lavoro dell’agenzia. Gli sviluppatori del portale e l’integratore dell’ERP fatturano ore di riunioni in cui ognuno dà la colpa all’altro, e il direttore generale approva fatture senza poterle valutare. Un VP of Engineering non serve: non c’è un team di sviluppo interno da gestire.

La soluzione sensata per questa azienda è un responsabile IT per i sistemi e un CTO esterno per le decisioni sul portale, qualche giorno al mese, con una roadmap scritta che il direttore generale possa leggere.

Fonti

Tutte le fonti sono state consultate il 3 novembre 2026.

  • ESCO, professione «direttore dei servizi tecnologici» (chief technology officer): definizione del CTO e titoli alternativi. esco.ec.europa.eu
  • ESCO, professione «direttore dei sistemi informatici» (chief information officer): definizione del CIO e titoli alternativi. esco.ec.europa.eu
  • ESCO, professione «responsabile della sicurezza delle infrastrutture TIC» (CISO): definizione del CISO. esco.ec.europa.eu
  • CEN, CWA 16458-1:2018, profili professionali europei ICT: 30 profili; profilo del CIO; nessun profilo per CTO o gestione dello sviluppo. cencenelec.eu (PDF)
  • CEN, CWA 16458-2:2018, guida all’uso: la professione ESCO «chief technology officer» collegata al profilo del CIO. itprofessionalism.org (PDF)
  • Eurostat, isoc_ske_itspe (aggiornato il 15 giugno 2026): imprese che impiegano specialisti ICT per classe di addetti, Italia e UE, 2024. ec.europa.eu/eurostat
  • Eurostat, isoc_ske_itrcrs (aggiornato il 15 giugno 2026): imprese che hanno assunto o cercato di assumere specialisti ICT, Italia, 2024. ec.europa.eu/eurostat
  • Decreto legislativo 4 settembre 2024, n. 138, art. 23 (Normattiva): responsabilità degli organi di amministrazione e direttivi. normattiva.it
  • Foundry, State of the CIO Study 2026: linee di riporto, valutazione dell’IA, priorità dei CEO, posizioni ricoperte dai CIO; campione di 662 responsabili IT e 249 manager di linea. foundryco.com (PDF)
  • Michael Page, Studi di retribuzione 2026, pp. 22-23: fasce retributive di CTO, IT Director e CISO. michaelpage.it, PDF
  • Werner Vogels, «The different CTO roles», 11 luglio 2007 (opinione di un professionista): quattro tipi di CTO. allthingsdistributed.com
  • Fred Wilson, «VP Engineering Vs CTO», 31 ottobre 2011 (opinione di un professionista): il CTO risponde dell’approccio tecnico, il VP of Engineering del team. avc.com
  • Brad Feld, «CTO vs. VP Engineering», 14 ottobre 2007 (opinione di un professionista): nelle prime fasi di una startup una persona copre spesso entrambi i ruoli. feld.com

FAQ

Domande frequenti

Risposte brevi su cosa distingue CTO, CIO e VP of Engineering, quanto costa un CTO in Italia e chi risponde della cybersecurity.

Il CIO risponde dei sistemi informativi che l’azienda usa per lavorare, come ERP, infrastruttura, dati, sicurezza e fornitori. Il CTO risponde della tecnologia che l’azienda sviluppa o vende e delle decisioni tecniche che la sostengono. ESCO, la classificazione europea delle professioni, le tratta come due professioni distinte, anche se nella versione inglese indica «IT director» come titolo alternativo per entrambe.
Non per definizione. Né ESCO né i profili europei mettono un ruolo sopra l’altro, e nella pratica entrambi fanno spesso parte del management. Nello State of the CIO 2026 di Foundry, il 40% dei responsabili IT intervistati riportava direttamente al CEO. Quale dei due pesa di più dipende dal fatto che la tecnologia sia soprattutto una funzione di supporto o parte del prodotto.
Il CTO si assicura che l’approccio tecnico sia quello giusto; il VP of Engineering che lo sia il team che lo realizza, attraverso assunzioni, processi e consegne. Nelle aziende giovani spesso una sola persona fa entrambe le cose, e i ruoli di solito si separano quando il team di sviluppo cresce.
Ha bisogno di qualcuno responsabile delle decisioni tecnologiche se il software fa parte del suo prodotto o del suo vantaggio competitivo. Non sempre le serve a tempo pieno: secondo Eurostat, nel 2024 solo il 7,9% delle imprese italiane con 10-49 addetti impiegava almeno uno specialista ICT. Un fractional CTO o un servizio di CTO as a service coprono il ruolo per una parte del mese.
Gli Studi di retribuzione 2026 di Michael Page indicano per un CTO una RAL di 60.000-80.000 euro con meno di cinque anni di esperienza, di 80.000-100.000 euro tra cinque e dieci anni e oltre 100.000 euro oltre i dieci anni, più un bonus del 10-30%. Contributi a carico dell’azienda e costi di selezione si aggiungono.
Le responsabilità operative possono essere affidate a un CISO, a un CIO o a un altro professionista della sicurezza designato, a seconda della struttura aziendale. Il CTO può avere la responsabilità della sicurezza del prodotto e dello sviluppo. Per i soggetti che rientrano nella NIS2 in Italia, gli organi di amministrazione e direttivi mantengono le responsabilità previste dall’articolo 23 del decreto legislativo 138/2024.

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Mohamed Deramchi

Mohamed Deramchi

Fondatore & CEO di WWG

20+ anni di leadership IT, product e cloud consulting. Guida la strategia di delivery e la direzione tecnica senior.

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