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Smart working nei team software: cosa abbiamo imparato dal 2020 a oggi

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Smart working nei team software: cosa abbiamo imparato dal 2020 a oggi

Lo smart working, che la legge italiana chiama lavoro agile, è una modalità di lavoro subordinato senza vincoli fissi di orario e di luogo, organizzata per fasi, cicli e obiettivi e regolata da un accordo individuale tra lavoratore e azienda. Questo articolo nacque nel marzo 2020, quando il Governo semplificò l'attivazione dello smart working per l'emergenza sanitaria, e viene conservato con la sua data. Nel 2026 lo abbiamo riscritto attorno alla domanda che conta ancora: come funziona davvero il lavoro da remoto in un team di sviluppo software, e cosa abbiamo imparato in WWG dal 2020 a oggi lavorando tra Italia, Polonia e Ucraina.

TL;DR

  • Lo smart working in Italia è definito dalla legge 81/2017: accordo individuale, organizzazione per obiettivi, parità di trattamento e diritto alla disconnessione; la procedura semplificata dell'emergenza è finita, l'accordo è tornato necessario.
  • In un team software il remoto funziona quando il lavoro è già organizzato per obiettivi e in modo asincrono: backlog visibile, definizione di fatto, revisione del codice scritta, decisioni documentate.
  • La cultura agile che WWG applicava già prima del 2020 è il motivo per cui il passaggio al remoto non ha fermato i progetti.
  • I rischi reali sono tre: sicurezza dei dati su dispositivi e reti domestiche, isolamento delle persone, riunioni che sostituiscono il lavoro. Si gestiscono con strumenti, regole e momenti in presenza.
  • Il modello che oggi usiamo è ibrido: team distribuiti per natura, con incontri in sede per le fasi di progetto che ne hanno bisogno.

Cosa dice la legge italiana sullo smart working?

La legge 81/2017 definisce il lavoro agile come una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita con accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo, con il possibile uso di strumenti tecnologici. L'accordo individuale scritto, che regola tempi di riposo, disconnessione e strumenti, è l'elemento centrale. (normattiva.it)

Nel marzo 2020 i decreti dell'emergenza permisero di attivare lo smart working senza accordo individuale, con una semplice comunicazione. È il contesto in cui fu scritta la prima versione di questo articolo, con il commento di Mariano Corso dell'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano: le aziende già pronte con accordi partirono subito, tutte le altre poterono farlo immediatamente per non restare ferme. Quel regime straordinario è terminato: oggi l'accordo è di nuovo necessario, mentre la comunicazione al Ministero è stata semplificata. L'Osservatorio pubblica ogni anno i dati su quanti lavoratori in Italia operano in modalità agile e con quali modelli. (osservatori.net)

Perché lo smart working funziona meglio nei team software?

Funziona meglio perché il lavoro di sviluppo è già organizzato per obiettivi e in gran parte asincrono: un backlog visibile, una definizione di fatto condivisa, la revisione del codice scritta e le decisioni documentate rendono il luogo di lavoro quasi irrilevante. Dove queste pratiche mancano, il remoto le rende indispensabili in fretta.

Nel 2020 scrivemmo che lo smart working era una riprova della metodologia agile, che pone l'accento sugli individui, sulla collaborazione e sul prodotto finale più che su strumenti, documentazione e flussi rigidamente pianificati. Sei anni dopo la formulazione va precisata: la collaborazione a distanza ha bisogno di più scrittura, non di meno. Le decisioni prese a voce in una stanza vanno scritte perché il collega in un altro fuso le trovi il mattino dopo. Il nostro articolo sulla metodologia agile descrive i rituali che usiamo, dalla pianificazione dello sprint alla retrospettiva, tutti eseguibili in remoto.

WWG lavora da anni con team in Italia, Polonia e Ucraina, e l'apertura della sede di Cracovia nel 2021, raccontata nel post su WWG Poland, nacque proprio perché il lavoro distribuito era già la normalità. Per un cliente italiano la differenza tra un ingegnere a Milano e uno a Cracovia è un'ora di fuso e una lingua di lavoro in più, non un diverso modo di lavorare.

Quali sono i rischi del lavoro da remoto e come si gestiscono?

I rischi reali sono tre: la sicurezza dei dati su dispositivi e reti domestiche, l'isolamento delle persone e la proliferazione di riunioni che sostituiscono il lavoro. Si gestiscono con strumenti, regole esplicite e momenti in presenza pianificati, non con il controllo a distanza.

Rischio Cosa facciamo
Sicurezza dei dati Dispositivi aziendali gestiti, autenticazione a più fattori, VPN o accesso zero-trust ai sistemi dei clienti, nessun dato di produzione sui portatili
Isolamento Canali di team non solo di lavoro, incontri individuali regolari con il team leader, giornate in sede per le fasi di avvio e di rilascio
Troppe riunioni Default asincrono: aggiornamenti scritti, riunioni con ordine del giorno e durata fissa, decisioni registrate
Confini tra lavoro e vita Diritto alla disconnessione nell'accordo individuale e fasce di reperibilità concordate, come prevede la legge
Onboarding dei nuovi Prima settimana in presenza o con un collega dedicato, documentazione di progetto aggiornata

Il lato economico, che nel 2020 citavamo come beneficio per il dipendente, resta vero per entrambe le parti: meno spostamenti, meno costi di sede, accesso a talenti fuori dal bacino locale. Il nostro articolo su come ridurre i costi di sviluppo senza perdere qualità spiega come i team distribuiti rientrano nel conto.

Cosa abbiamo imparato dal 2020 a oggi?

Abbiamo imparato che il remoto non è una misura di emergenza ma una scelta organizzativa, che funziona solo se le pratiche di lavoro erano buone anche prima, e che il modello ibrido, con incontri in presenza nelle fasi che ne hanno bisogno, dà risultati migliori sia del remoto totale sia del ritorno in ufficio a tempo pieno.

Nel 2020 scrivevamo che non tutte le realtà erano pronte ad attuare questa rivoluzione in modo permanente, ma che l'auspicio era che lo smart working non fosse più visto come un fenomeno di nicchia. È andata così, con una correzione: le aziende che lo hanno mantenuto sono quelle che hanno investito in metodo e strumenti, le altre sono tornate indietro. Per chi deve costruire o rafforzare un team di sviluppo oggi, la domanda non è più "remoto sì o no" ma "quali pratiche rendono il remoto affidabile". Ne parliamo nell'articolo sull'ambiente di lavoro positivo e in quello sulla carriera nello sviluppo software.

State organizzando un team di sviluppo distribuito? Parlatene con un ingegnere WWG: business@wwg.it.

Fonti

FAQ

Domande frequenti

È il lavoro agile definito dalla legge 81/2017: una modalità di esecuzione del lavoro subordinato stabilita con accordo individuale, organizzata anche per fasi, cicli e obiettivi, senza precisi vincoli di orario e di luogo. Il lavoratore ha diritto alla parità di trattamento e alla disconnessione, e l'accordo regola strumenti, tempi di riposo e modalità di controllo.

Sì. La procedura semplificata introdotta nel 2020 per l'emergenza sanitaria, che permetteva di attivare lo smart working con una semplice comunicazione, è terminata. Oggi serve di nuovo l'accordo scritto tra lavoratore e azienda, mentre la comunicazione obbligatoria al Ministero del Lavoro è stata resa più semplice rispetto al regime precedente al 2020.

Non di per sé. La produttività dipende dalle pratiche: backlog visibile, obiettivi di sprint, revisione del codice scritta, decisioni documentate. Dove queste esistono, il team distribuito consegna come quello in sede e accede a più talenti. Dove mancano, il remoto rende i problemi visibili prima, e spesso li aggrava.

Con un modello ibrido: lavoro asincrono come default, riunioni brevi e con ordine del giorno, dispositivi aziendali gestiti e accesso sicuro ai sistemi dei clienti, incontri in presenza per le fasi di avvio e di rilascio. I team di Cracovia e di Milano lavorano sullo stesso backlog, con un'ora di fuso e l'inglese come lingua di lavoro.

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Mohamed Deramchi

Mohamed Deramchi

Fondatore & CEO di WWG

20+ anni di leadership IT, product e cloud consulting. Guida la strategia di delivery e la direzione tecnica senior.

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