L'open innovation è un modo di innovare in cui un'azienda usa idee, competenze e tecnologie esterne insieme a quelle interne, invece di affidarsi solo al proprio reparto di ricerca e sviluppo. Il termine è legato al lavoro di Henry Chesbrough e oggi indica sia un metodo di lavoro sia una mentalità aperta al confronto con startup, università e partner.
In breve
- L'open innovation porta idee esterne in azienda e manda fuori quelle interne che non trovano spazio.
- I modelli sono tre: inbound (da fuori a dentro), outbound (da dentro a fuori) e coupled (i due insieme).
- Le forme più comuni sono acquisizioni di startup, partnership, concorsi di innovazione, licenze di brevetti e joint venture.
- L'innovation manager guida il processo, ma un team esterno può svolgere lo stesso ruolo.
- Il progetto Fieldwork di Colmar, IULM e WWG è un esempio reale di open innovation con studenti universitari.
- Funziona solo se l'azienda crea le condizioni interne per accogliere ciò che arriva da fuori.
Cos'è l'open innovation?
L'open innovation è l'approccio per cui un'azienda accelera l'innovazione aprendo i propri confini: acquisisce idee esterne, testa quelle interne non ancora strutturate e cerca nuovi modi di accedere al mercato. Non sostituisce la ricerca interna: la completa con fonti che l'azienda, da sola, non raggiungerebbe.
L'innovazione è davvero aperta quando persone con background diversi lavorano in un unico processo. Le aziende scoprono che i team cross funzionali, con specialità diverse da quelle presenti nella propria struttura, guardano a problemi e opportunità da più angolazioni. Per questo il primo passo di ogni progetto è definire quanto è diverso il gruppo che si vuole coinvolgere.
Gli strumenti devono essere agili: servono a riconoscere le idee che risuonano con la comunità, a scegliere quelle adatte a risolvere una sfida e a testarle subito. Così il miglioramento parte già dalla prima fase di sperimentazione, non a progetto concluso. Chi ha già lavorato con il metodo lean startup riconosce la stessa logica di esperimenti brevi.
Quali sono i tre modelli di open innovation?
I modelli sono tre, e dipendono dalla direzione in cui circola la conoscenza. Nel modello inbound l'azienda porta dentro idee e tecnologie esterne, in quello outbound mette fuori le proprie idee inutilizzate, nel modello coupled combina i due movimenti in una collaborazione stabile con un partner.
La letteratura accademica distingue da tempo questi tre processi: outside-in, inside-out e coupled. Finora la ricerca si è concentrata soprattutto sul primo, mentre il secondo è meno esplorato e il terzo attira un'attenzione crescente. La tabella li confronta con un esempio per ciascuno.
| Modello | Direzione | Cosa fa l'azienda | Esempio |
|---|---|---|---|
| Inbound (outside-in) | Da fuori a dentro | Acquisisce idee, tecnologie o competenze esterne | Acquisizione di una startup, licenza di un brevetto |
| Outbound (inside-out) | Da dentro a fuori | Mette a disposizione di altri ciò che non usa | Licenza di una propria tecnologia a un partner |
| Coupled | In entrambe le direzioni | Co-crea con uno o più partner | Joint venture, progetto con un'università |
Quali strategie di open innovation usano le aziende?
Le strategie più comuni sono cinque: acquisizioni di startup, partnership, concorsi di innovazione, acquisto o licenza di brevetti e joint venture. Si usano nella ricerca e sviluppo o al lancio di un prodotto, quando un solo team interno non basta e conviene cercare altre opportunità.
A questi percorsi si attribuiscono in genere un ritorno sull'investimento più alto, una maggiore produttività e tempi di arrivo sul mercato più brevi rispetto a un percorso tradizionale. L'articolo lo affermava già nel 2021 senza citare uno studio preciso, quindi va letto come un'indicazione qualitativa e non come un dato misurato.
Non tutte le aziende partono dall'acquisizione. Per una PMI è spesso più accessibile un formato leggero: una call4ideas, una iniziativa di crowdsourcing, un hackathon, un laboratorio di innovazione o un progetto con un'università. Sono occasioni in cui uno o più team generano e validano nuove idee in tempi brevi, e in cui un MVP permette di testare subito ciò che nasce.
"Suggerisco di considerare l'innovazione aperta come una filosofia o una mentalità che tutte le aziende possono sperimentare. WWG in passato ha organizzato hackathon in Università, iniziative di crowdsourcing ed in generale è sensibile a tutto ciò che può aiutare i processi di innovazione. In questo caso si collegano le risorse interne, quelle esterne e si trovano insieme delle opportunità. È la classica win win situation."
Mohamed Deramchi, CEO e founder di WWG
Chi è l'innovation manager e cosa fa?
L'innovation manager è la figura che guida l'innovazione in azienda e trasforma le idee in valore. Nei progetti di open innovation cura la ricerca di ispirazione, agevola la co-creazione e favorisce l'incontro tra realtà diverse. È una professione emergente, non facile da introdurre in tutte le aziende.
Quando questo profilo manca, si può affidare il lavoro a un team esterno. Un team adatto ha sette qualità:
- Gestire i progetti. Organizza e realizza progetti di test e prototipi, controllando di continuo risorse umane e finanziarie.
- Accettare le sfide. Le considera la base del proprio lavoro e sostiene questo atteggiamento in tutte le fasi.
- Avere una visione d'insieme. Ha la responsabilità di innescare il cambiamento e sa cosa serve per raggiungere l'obiettivo.
- Riconoscere la diversità. Valorizza la ricchezza di idee, la creatività e il confronto tra punti di vista diversi.
- Mostrare dedizione. Crede in ciò che fa e la trasmette, dentro e fuori il gruppo, con costanza e autorevolezza.
- Esprimere curiosità e creatività. Riconosce in anticipo le tendenze e genera idee in modo continuo.
- Essere collaborativo. L'innovazione è un fenomeno collettivo: nessun successo nasce dal lavoro dei singoli.
Come funziona un progetto di open innovation con WWG?
Un progetto funziona se l'ambiente è gestito, le cerimonie sono adeguate, le persone giuste facilitano la creazione, gli ostacoli vengono rimossi e i prototipi arrivano nei tempi concordati con il committente. Il primo passo è trovare dentro l'azienda i fattori che rendono possibile l'innovazione.
Su questa base WWG, come software house che lavora con metodi lean e agili, affianca le aziende in sei modi:
- aiuta a trovare, o a creare, le condizioni favorevoli, trasmettendo uno spirito imprenditoriale e un approccio sperimentale;
- porta la conoscenza dei problemi che possono nascere nell'interazione tra impresa e team esterno;
- stabilisce con il committente le principali attività di innovazione;
- si occupa dello scouting o della selezione dei partner, come startup, associazioni, centri di ricerca, università e aziende italiane o internazionali;
- tiene viva l'intuizione, controlla l'avanzamento e mette a disposizione la propria esperienza;
- organizza occasioni concrete per generare e validare idee: call4ideas, crowdsourcing, hackathon, laboratori di innovazione e progetti universitari.
Lavorare con un team esterno sostiene una cultura orientata all'innovazione, valorizza le competenze e aiuta a capire meglio ciò che accade fuori dall'azienda. Le aziende non affrontano più da sole la digitalizzazione e i progetti pilota: collaborano con il mondo esterno e conoscono meglio clienti, concorrenza e partner.
Com'è andato il progetto Fieldwork con Colmar e IULM?
Fieldwork è il percorso di open innovation in cui gli studenti di Strategic Communication dello IULM hanno lavorato con Colmar per rendere più sostenibili i processi di produzione e distribuzione. Il progetto è stato creato da WWG per celebrare i dieci anni di collaborazione con il marchio brianzolo.
Il progetto ha unito l'energia e la creatività degli universitari alla volontà di un'azienda simbolo del made in Italy di diventare più green, con WWG nel ruolo di regista. È stato svolto durante l'anno accademico 2020/2021 e mostra un modello coupled: azienda, università e software house costruiscono insieme la soluzione.
La vicenda ha avuto ampia copertura sulla stampa locale e di settore, raccolta nella pagina dedicata al progetto. Per capire il rapporto tra WWG e Colmar, puoi leggere anche il caso Colmar nel portfolio. I risultati misurabili del progetto non sono riportati qui perché la fonte originale non li indica.
Proviamo a pensare insieme al tuo prossimo progetto di open innovation? Scrivici a business@wwg.it.
Fonti
- Enkel, Gassmann, Chesbrough, Open R&D and open innovation: exploring the phenomenon, R&D Management, 2009 (registro Crossref): https://api.crossref.org/works/10.1111/j.1467-9310.2009.00570.x
- Wikipedia, Open innovation: https://it.wikipedia.org/wiki/Open_innovation
- MonzaToday, il progetto di open innovation creato da Colmar e WWG con gli studenti IULM: https://www.monzatoday.it/moda-e-universita-fronte-comune-per-la-sostenibilita-al-via-il-progetto-di-open-innovation-creato-dalla-brianzola-colmar-e-wwg-con-gli-studenti-dello-iulm-7759497.html
- Il Sole 24 Ore, Colmar e WWG chiamano all'appello gli studenti IULM: https://www.ilsole24ore.com/art/sostenibilita-colmar-e-wwg-chiamano-all-appello-studenti-iulm-ADS8UkOB
- IULM, Per una moda più green: https://www.iulm.it/it/news-ed-eventi/news/iulm-per-una-moda-piu-green
FAQ
Domande frequenti
Nell'innovazione tradizionale, detta anche chiusa, l'azienda sviluppa idee e prodotti solo con le proprie risorse interne e li protegge all'interno dei propri confini. Nell'open innovation usa invece anche idee, tecnologie e competenze esterne e può condividere le proprie. La differenza sta nella direzione in cui circola la conoscenza.
No, un innovation manager interno non è indispensabile, anche se è la figura che di solito guida questi progetti. In sua assenza si può affidare il lavoro a un team esterno capace di gestire progetti, accettare sfide, valorizzare la diversità e lavorare in modo collaborativo con tutte le persone coinvolte nel percorso.
Per una PMI gli esempi più accessibili sono una call4ideas, un hackathon, un progetto con un'università o una partnership con una startup. Fieldwork, il percorso con gli studenti IULM per Colmar, è un caso concreto: un marchio del made in Italy ha lavorato con universitari su processi di produzione e distribuzione più sostenibili.
Si misura confrontando i risultati con obiettivi fissati prima dell'inizio, come idee validate, prototipi rilasciati nei tempi concordati o soluzioni adottate dall'azienda. Senza un obiettivo definito in partenza, l'esito si interpreta a posteriori. Conviene quindi stabilire con il committente le attività principali e i criteri di successo fin dal primo incontro.





